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Israele: a Kfar Kama resti di una chiesa del Sesto secolo Nuove scoperte archeologiche

Non passa anno in Israele senza che vengano alla luce nuovi resti di chiese bizantine. Stavolta siamo 10 chilometri a nord-est del monte Tabor: all’ingresso meridionale del villaggio di Kfar Kama una missione congiunta dell’Autorità israeliana per le antichità (Aia) e dell’Istituto universitario Kinneret (Kinneret Academic College) ha scavato tra le vestigia, e i mosaici, di una chiesa del Sesto secolo. I resti sono stati scoperti nel corso di scavi archeologici in un sito su cui sorgeranno nuove strutture per il tempo libero. I due responsabili del cantiere – Nurit Feig dell’Aia e Moti Aviam dell’Istituto Kinneret – ritengono che l’edificio sacro potesse far parte di un complesso monastico.

Spiega Feig: «La chiesa misura 12 x 36 metri. Includeva una grande corte, un nartece e un’aula centrale. Una sua peculiarità è l’essere dotata di tripla abside, mentre la maggior parte delle chiese dell’epoca ne avevano una sola. Tanto la navata centrale quanto le laterali erano pavimentate con mosaici giunti fino a noi solo parzialmente. Le decorazioni policrome spiccano per i motivi geometrici e floreali blu, neri e rossi. Tra i reperti più particolari si segnala un piccolo reliquiario costituito da una scatola in pietra».

Nei pressi della chiesa vi sono altri reperti, solo parzialmente rinvenuti. Lo confermano le indagini sul sottosuolo effettuate con un georadar da Shani Libbi.
All’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, nello stesso villaggio di Kfar Kama era stata scoperta una piccola chiesa con due cappelle, risalente forse alla prima metà del Sesto secolo. Secondo il professore Moti Aviam «doveva trattarsi probabilmente della chiesa del villaggio, mentre l’edificio sacro appena scoperto doveva far parte di un monastero posto ai margini del nucleo abitato».

La nuova scoperta evidenzia l’importanza del villaggio cristiano di Kfar Kama in epoca bizantina. Nell’ultimo decennio del secolo scorso alcuni archeologici ipotizzarono che l’attuale centro urbano possa coincidere con l’antica Helenopolis, fondata dall’imperatore Costantino in onore di sua madre Elena. Un’altra ipotesi situa invece Helenopolis nel vicino villaggio di Daburiyya. Il lavoro degli archeologi prosegue, nell’intento di approfondire le conoscenze sulla presenza cristiana in Galilea in epoca bizantina, e in particolare nei dintorni del monte Tabor, sito di primaria importanza religiosa per il cristianesimo, perché considerato il luogo della trasfigurazione di Gesù (episodio raccontato dagli evangelisti Luca, Marco e Matteo e che la liturgia della Chiesa latina ricorda il 6 agosto).

«Le nostre ricerche puntano a ricostruire i legami tra il villaggio e la regione circostante», spiega Aviam. «Se Kfar Kama nell’antichità era una città importante, quali relazioni aveva con i villaggi tutt’intorno? E quali interazioni c’erano tra la città e i monaci?»

Il cantiere degli scavi è stato visitato anche dall’arcivescovo melchita di Akka-San Giovanni d’Acri, mons. Youssef Matta, che si è detto entusiasta della nuova scoperta.

 

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