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L’abbazia di Sant’Urbano e il suo occhio luminoso articolo di Giorgia Barchi

Il sapore di terra, di vissuto, di cucine, di amore e tradizioni, tutto questo è quel che si respira nell’aria. Del resto, la ricchezza dei campi, la mitezza del clima e l’abbondanza d’acqua hanno reso questo luogo forte e sicuro fin dall’alto medioevo. Tante erano le torri longobarde e i castelli sorti lungo la vallata, a tal punto che questa risultava poco infestata dai briganti, e quindi trafficata da pellegrini e cavalieri in viaggio da Roma verso l’Adriatico. Perfino San Francesco passò di qui quando andava a imbarcarsi per la Terra Santa!

Un avvenimento molto suggestivo, dal significato ancora oscuro, che da più di mille anni attira curiosi ed affezionati. Sono molte le teorie legate al cerchio inciso sulla pietra, secondo quella taumaturgica sarebbe bastato appoggiare la nuca o la fronte su quel segno per proteggersi o guarire dal mal di testa mentre secondo altri studiosi il disco luminoso, nell’oscurità della chiesa, potrebbe rappresentare l’eucarestia, ovvero il corpo di Cristo.

L’Abbazia di Sant’Urbano è inoltre orientata ad Oriente, verso Gerusalemme, simbolo di luce e perciò di Dio. Oltre all’attenzione all’orientamento, era consuetudine, nell’antichità, inserire, nelle costruzioni a carattere religioso, elementi architettonici ispirati da modelli astronomici e matematici per arricchirle di elementi simbolici.

Storia dell’Abbazia di Sant’Urbano

Dedicata a Sant’Urbano I, papa dal 222 al 230 d.C e patrono di Apiro, l’Abbazia Benedettina di Sant’Urbano all’Esinante venne fondata verosimilmente intorno al 1000. Il primo documento che ne parla è datato 1033. È ancora da accertare una preesistenza di epoca romana o forse un tempio pagano ancora più antico. Un’iscrizione scolpita nell’antico altare maggiore recava la data del 1086, anno della sua consacrazione, mentre un’altra con data 1140, poco leggibile in quanto consunta dal tempo, è incisa nella pietra dell’altare della cripta.

Nel 1226, distrutta in parte da un devastante incendio, venne ricostruita e divenne base di accoglienza per i pellegrini. Nel 1800 la proprietà viene trasferita allo Stato e successivamente passò in mano a una famiglia di proprietari terrieri e si trasformò in azienda agricola

La suggestiva struttura a chiesa doppia

Sotto il profilo architettonico, l’Abbazia di Sant’Urbano all’Esinante, presenta tra le varie peculiarità, quella dell’esistenza di due stili architettonici: il romanico e il gotico e l’affascinante struttura a chiesa doppia. Vi colpirà sicuramente il suo disporsi su tre piani connessi fra loro da scalinate e camminamenti. Appena varcata la soglia ci si trova nella prima chiesa, quella dei laici. Separata da un tramezzo che arriva sino al soffitto c’è la seconda chiesa, quella dei monaci. I laici potevano assistere solo da lontano al rito religioso, e questo accentua il carattere mistico del tempio.

Rimarrete incantati dagli originali capitelli con figure di animali fantastici e simbolici, grappoli d’uva, cerchi intrecciati e figure misteriose. Messaggi di pietra caratteristici di alcune chiese delle Marche dove passarono i Templari. Al di sotto della chiesa dei monaci si apre la cripta costituita da un corridoio centrale diviso in tre navate da pilastri. L’ambiente è molto suggestivo e un pò misterioso. Nella cripta c’è un altare datato 1140, anno in cui è stata indetta un’indulgenza plenaria.

I tre affreschi, risalenti al XIV sec., situati, due alla destra dell’ingresso al presbiterio e l’altro sopra l’accesso alla Cripta, raffigurano rispettivamente “Sant’Urbano in cattedra”, la Crocefissione e la Madonna con il bambino.

Dove si trova l’Abbazia di Sant’Urbano: la valle di San Clemente

Ciò che rende ancora più suggestiva l’abbazia è la sua posizione: la struttura sorge al centro della Valle di San Clemente: una vallata segreta, ricca di storia e di tesori, che va dalla Vallesina, fino al monte San Vicino. Qui si respira un’atmosfera mista di sacro e natura.

La Valle di San Clemente si estende lungo il corso del torrente Esinante (affluente dell’Esino), dall’Abbazia di Sant’Elena fino “all’Isola”, sotto a Elcito, il suggestivo borgo del vento. I sette comuni che vi si affacciano sono: ApiroCupramontanaPoggio San VicinoSerra San QuiricoSan SeverinoFabrianoCingoli. Ma chi è il Re della Valle di San Clemente? Il Monte San Vicino che con i suoi 1.484 mt s.l.m. e la sua stravagante e bellissima forma trapezoidale vigila da sempre sugli abitanti del luogo ed è da sempre punto di riferimento per i viaggiatori di ogni epoca che volevano (o vogliono) arrivare nel nostro territorio.

  • Foto Archivio Regione Marche
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