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La Gerusalemme di San Vivaldo Valdesa, Toscana

Rieccoci al nostro appuntamento periodico con le “Gerusalemme d’Italia”!

Sicuri di poter tornare a visitare di persona i luoghi della Terra Santa che ci stanno tanto a cuore, ancora per un po’ ci sentiremo come quei pellegrini che all’inizio del 1500 andavano in viaggio verso quei “Sacri Monti” sparsi un po’ in tutta Italia, progettati per dare la possibilità alla popolazione di fare un pellegrinaggio anche senza andare a Gerusalemme, a quel tempo sotto il dominio dei turchi.

Oggi vi porteremo a San Vivaldo, piccolo centro abitato situato sulla strada che conduce a Iano, frazione del territorio comunale di Montaione, in provincia di Firenze, in uno degli scorci più suggestivi della Valdelsa. Il Convento e la “Gerusalemme di Toscana” si trovano all’interno di una vasta area boscosa denominata Boscotondo o Selva di Boscolazzeroni, in un’atmosfera di pace, misticismo, storia, arte e vita allo stesso tempo. Il Sacro Monte di San Vivaldo, ebbe origine all’inizio del 1300, quando vi si ritirò a vita eremitica il francescano Vivaldo Stricchi da San Gimignano, in seguito trovato morto nel tronco cavo di un castagno che gli serviva da dimora.

Ma chi era Vivaldo Stricchi? Nato in Toscana nel 1260, Vivaldo Stricchi era figlio di una famiglia benestante di San Gimignano, che trascorreva la sua vita all’insegna del lusso e sperperando molto denaro. Era inevitabile che questo comportamento lo portasse presto in miseria, fino a quando iniziò a frequentare Prete Bartolo che gli insegnò a vivere una vita da vero cristiano. Gli abitanti di Montaione, alla sua morte, decisero di seppellirlo sotto l’altare della Chiesa e di nominarlo santo Patrono di Montaione. Successivamente nel luogo della sua morte, sui resti della chiesa di Santa Maria a Camporena venne realizzato il Convento e la Chiesa di San Vivaldo con il suo Sacro Monte, divenuto tesoro preziosissimo dell’arte sacra della Toscana e di tutto il mondo.

L’ideazione della Gerusalemme di Toscana fu ad opera del frate Francescano Fra Tommaso da Firenze, tra il 1500 e il 1515. L’insieme di cappelle che si possono scorgere all’interno del parco sono disposte in modo da seguire la riproduzione esatta (anche se orientata diversamente e in scala ridotta) della Gerusalemme della fine del XV secolo. Non esisteva in origine un itinerario canonico da seguire nella visita delle cappelle, e il percorso del pellegrino, qui come nella vera Gerusalemme, seguiva solo in parte lo svolgersi del racconto evangelico. Nel corso degli anni si sono succeduti percorsi diversi, anche a causa della costruzione di nuove cappelle legate al culto mariano o sorte per iniziativa popolare; ci si è così progressivamente allontanati dal modello gerosolimitano. Caratteristica delle cappelle, che ricostruiscono materialmente e simbolicamente i luoghi essenziali della Via dolorosa, è la presenza al loro interno di gruppi statuari in terracotta e dipinti di scuola Robbiana del XVI secolo. Inizialmente, la grandiosa opera realizzata in circa 16 anni, comprendeva 25 cappelle, che col passare degli anni alcune andarono perdute a causa di un terreno umido e franoso, mentre altre vennero aggiunte, come la Cappella dell’Annunciazione, la fuga in Egitto e la Samaritana. Nel corso dei secoli, le varie cappelle vennero affidate per la manutenzione e le riparazioni alle famiglie private, mentre altre sono andate perdute a causa dell’incuria. Oggi sono sotto la Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, la quale ha curato l’ultimo restauro avvenuto tra il 1971 e il 1976.

San Vivaldo,  situato tra le verdi colline della campagna Toscana a 450 metri sul livello del mare, mantiene ancora oggi il suo carattere spirituale esercitando un forte richiamo per i pellegrini di tutto il mondo.

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