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La Chiesa rupestre di San Pietro ad Antiochia (Turchia) Sui luoghi dove San Pietro si fermò a predicare.

L’antica chiesa rupestre di San Pietro conosciuta come Grotta di San Pietro, è considerata una delle prime chiese cristiane, costruita sul luogo dove si pensa San Pietro si fermò a predicare. Conserva ancora la fisionomia che le diedero i crociati, che conquistarono l’antica Antiochia sull’Oronte nel 1098. Ma già i bizantini avevano trasformato in cappella il luogo dove si incontravano i primi battezzati nei periodi di persecuzione, nella città dove per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati cristiani, e dove fu Vescovo San Pietro, prima di venire a Roma.

Scavata naturalmente nella roccia sul fianco occidentale del monte Stauris, la grotta è lunga 13 m, larga 9 e mezzo e alta poco più di 7 m. Circa le sue origini non abbiamo alcuna documentazione, verosimilmente era un luogo di culto pagano che poi i cristiani, invece di distruggerlo, hanno trasformato in un  luogo del loro culto dandogli il nome di un Apostolo.
Naturalmente questa trasformazione  religiosa deve essere avvenuta quando ciò fu possibile, cioè quando l’Imperatore Teodosio il Grande, con l’editto di Tessalonica (380) proclamò il cristianesimo  religione  di Stato. Sul pavimento della grotta, si possono notare resti di mosaici certamente bizantini, ma secondo gli studiosi, sarebbero stati collocati in loco prelevandoli da altri luoghi. Manca infatti la continuità, cioè non fanno parte di un  unico disegno. Si può ragionevolmente concludere che la montagna era un luogo sacro per la città, dedicata a qualche divinità pagana. Vi arrivavano due acquedotti che dovevano produrre dei giochi d’acqua che scendevano alle vicine terme che si trovavano in basso a  destra della piccola salita che porta alla grotta.
Con Teodosio il Grande, probabilmente anche questo sito pagano fu trasformato in luogo di culto cristiano. La storia ci dice infatti che dal 388 i luoghi di culto pagano se non venivano distrutti, erano adibiti al culto cristiano “battezzandoli” con altre denominazioni.
Tutto questo non toglie il valore spirituale e storico del luogo, che ci riporta  al quarto secolo della nostra era e al successivo periodo bizantino.

Della costruzione primitiva rimangono anche tracce di affreschi sul lato destro dell’altare, affreschi che una volta coprivano probabilmente l’intera parete di fondo. Altri elementi originali della grotta sono il tunnel, che si apre sulla sinistra di chi guarda l’altare, e la piccola vasca a livello del pavimento, sulla destra. II tunnel, probabilmente, serviva per mettersi in salvo sulla montagna in caso di attacco improvviso; la vasca – che molti pensano servisse da fonte battesimale – raccoglieva l’acqua che fino a qualche anno fa colava dalla roccia e che era bevuta devotamente dai visitatori, i quali la portavano anche con sé per i malati. Oggi l’acqua non scorre più perché deviata in seguito a terremoti, non rari ad Antiochia.

Nel 1580 la grotta fu donata dai musulmani agli ortodossi. Essi l’utilizzarono fino a metà del secolo scorso come luogo di culto e cimitero. Nel 1856 il console francese di Aleppo divenne proprietario della grotta e la donò alla Santa Sede, la quale, tramite il Delegato apostolico in Siria, ne affidò il servizio ai frati Cappuccini.
L’altare in pietra, che nel 1931 fu eretto in sostituzione di quello costruito in legno nel 1863, è stato restaurato nel 1990, anno in cui fu installata la “sede” – dietro di esso – che vuole ricordare la “Cattedra di S. Pietro in Antiochia”, festeggiata dalla Chiesa universale il 21 febbraio. La facciata, di stile orientale, è in pietra del luogo ed è stata eretta nel 1863, durante i restauri promossi dai Cappuccini e voluti da Pio IX. Offerte per i lavori furono mandate anche da Napoleone III. Anticamente, la facciata era preceduta da un portico (nartece), di cui si vedono alcuni resti sulla sinistra. Il giardino antistante è stato per vari secoli un cimitero cristiano. Tombe sono state trovate anche nell’interno, soprattutto sotto l’altare. In questa grotta, che è ritenuta la prima cattedrale del mondo, si può celebrare tuttora l’Eucaristia. I padri Cappuccini, rappresentanti della Chiesa cattolica e presenti in Antiochia dal 1846, con richiesta al Museo gestore della grotta, lo possono fare in occasione di avvenimenti particolari (Notte di Natale, matrimoni o battesimi) e ogni volta che gruppi di pellegrini ne fanno richiesta.

I recenti restauri iniziati nel 2013 e terminati nel 2015 hanno posto fine allo stato di abbandono in cui versava la Grotta di Pietro, mettendo in sicurezza mosaici e affreschi.

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