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Le Gerusalemme d’Italia: la Chiesa del Santo Sepolcro a Milano

Milano è una città che non lascia indifferente il viaggiatore, suscita sentimenti contrapposti, la si ama e la si odia. Complicata e difficile, le sue bellezze non sono sfrontate e appariscenti come quelle di Roma; è una città che va scoperta e ascoltata.
Passeggiando lungo le sue strade, ampie e trafficate, si respira la storia: qui nel 313 Costantino e Licinio firmarono il famoso editto che garantiva la libertà religiosa; qui nacque Ambrogio, dottore della Chiesa, Vescovo e Patrono della città; qui un gruppo sparuto di intellettuali si ribellò alla dominazione austriaca: Felice Cavallotti, Carlo Cattaneo e Clara Maffei, la contessa che, in un’epoca nella quale le donne erano solo madri, mogli, e talvolta amanti scrisse: “io appartengo a me medesima e solo io voglio essere giudice del mio operare.” Qui, dove passeggiando per il centro storico, l’immaginazione corre a quel lontano 9 marzo del 1842 quando durante la rappresentazione del Nabucco di Giuseppe Verdi alla Scala, l’inno “Va, pensiero” fece conoscere al “popolo” le idee di libertà e di indipendenza. Molte volte occupata, saccheggiata, ferita, distrutta, ma mai sottomessa!
Milano, la città più ingessata d’Italia, la città dove si lavora giorno e notte, la città della quale Montale disse “qui si può vivere come eremiti” è, a mio parere, una città piena di sorprese, il suo non fermarsi mai, infatti, rappresenta la sua straordinaria capacità di trasformarsi, dentro e fuori. Milano ha un’anima, un cuore che pulsa e il cui battito è percepibile solo se ci si sintonizza sulla sua stessa frequenza.  Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi descrive così l’arrivo di Renzo a Milano : “ Renzo, salito per un di que’ valichi sul terreno più elevato vide quella gran macchina del Duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino”. Ecco a Milano bisogna andare con l’innocenza di un bambino libero da ogni pregiudizio e sempre pronto a farsi stupire.
Nel pieno centro, a pochi passi dal Duomo, è possibile visitare una chiesa molto amata dai milanesi, la Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1030 il “magistermonetae”, Benedetto Ronzone o Rozone, Maestro della Zecca, nei pressi dell’antico foro romano (i cui resti sono visibili nella cripta) eresse su un terreno di proprietà della sua famiglia, una chiesa dedicata alla Santissima Trinità; successivamente nel 1100 dopo la conquista crociata di Gerusalemme, essa venne dedicata al Santo Sepolcro. Scendendo le scale che dalla Basilica superiore portano alla cripta ci si trova davanti ad una riproduzione del sepolcro di Cristo, che, presente fin dalla fondazione, avrebbe dovuto custodire le reliquie dei crociati e la terra di Gerusalemme. Verso la fine del XV secolo, Leonardo Da Vinci in viaggio a Milano visitò la chiesa e ne disegnò una mappa accurata e nel suo CodexAtlanticus (conservato nell’ adiacente Biblioteca Ambrosiana) indicò proprio questa chiesa come il vero centro della città. Si racconta che nella seconda metà del cinquecento, Carlo Borromeo inginocchiato davanti al sepolcro, passasse intere notti a pregare.  Nel 2019 si sono conclusi i lavori di restauro della cripta promossi dalla Sovraintendenza di Milano guidata da Antonella Ranaldi in collaborazione con la Biblioteca Ambrosiana. Oggi è possibile ammirare gli affreschi rimasti nascosti per secoli e risalenti alla fine del duecento. E’un luogo che sorprende e commuove, e vorrei concludere con le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini durante l’inaugurazione dei restauri e riportate dal portale della Diocesi Ambrosiana:

Si potrebbe dire che esiste una città esibita: una città delle vetrine, dei grattacieli, delle nuove soluzioni architettoniche. E c’è anche una città laboriosa, frenetica, produttiva, e poi, c’è una città nascosta, una cripta, un luogo segreto. Alcuni sono portati a contrapporre queste tre categorie con cui si può descrivere la città: disprezzare il passato per esaltare l’audacia della scienza, della tecnica contemporanea, sentire fastidio per la frenesia e la fretta, oppure esaltare il passato e disprezzare quello che è il prodotto del nostro tempo. Invece, quest’oggi, mi pare che siamo invitati a provare simpatia: simpatia per il passato e gratitudine per la memoria, simpatia per l’attività produttiva e la capacità operativa, simpatia per lo slancio verso il futuro e per quell’apparire di forme nuove e di imprese coraggiose. Ma al di là di questa simpatia, oggi siamo venuti qui a scoprire ciò che è nascosto, cioè a ritrovare la fiducia, quella stima di sé che caratterizza i milanesi, in un luogo dove si ricorda che il sepolcro non è la definitiva scomparsa della vita, ma è piuttosto come una culla della speranza…… E anch’io sono qui a indicare a voi e a tutti coloro che verranno che questo luogo, dove vi è la radice della speranza, è promettente perché la città continui a essere viva, vivace, produttiva, forse anche un poco frenetica; e perché possa essere audace il suo sporgersi verso il futuro. Perciò concludo invocando la benedizione del Signore, quella certezza che Dio è alleato per il bene.

(written by Francesca Arnstein)

  • fonti: chiesadimilano.it
  • (video girato in occasione della riapertura della cripta)

 

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