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Viaggio in Turchia alla scoperta della danza dei dervisci rotanti Storia di Jalal Aldin Rumi, il fondatore della confraternita sufi definito il “San Francesco dell’Islam”

“Il Sufi a volte danza, ma, mentre danza, al centro rimane assolutamente immobile, il centro del ciclone. La danza è il ciclone, tutto il suo corpo è in movimento, è fluido, dinamico, ma al centro la coscienza osserva in silenzio, indisturbata e senza distrazioni. Esteriormente si può solo imparare l’esercizio. Esteriormente non si conoscerà mai quello che accade dentro al danzatore. E la vera storia è tutta interiore.” – Osho, The Perfect Master, Vol.2

Nella Giornata Internazionale della Danza promossa dall’International Dance Council, vogliamo portarvi in Turchia, attraverso un tradizionale ballo rituale praticato da più di 800 anni e che nel 2005 è entrato a far parte dell’ Eredità Culturale Mondiale dell’UNESCO: stiamo parlando dei dervisci rotanti.

Una piccola premessa prima di immergerci in questo rito millenario: nei nostri tour in Turchia, prevediamo sempre una tappa al mausoleo-moschea di Mevlana, dove sono conservate le spoglie di Jalal-al-din-Rumi, poeta mistico persiano, fondatore della confraternita dei dervisci rotanti. Nella cultura cristiana è noto come il “San Francesco dell’Islam” e di San Francesco è contemporaneo: li accomuna il richiamo alla fraternità, all’accoglienza, al servizio del prossimo e alcune vicende storiche. Entrambi visitano la Turchia quasi negli stessi anni; all’inizio della sua conversione, San Francesco compie l’incontro decisivo con il lebbroso, mediante il quale cambia il mondo delle sue relazioni. Anche Rumi ebbe un’esperienza che lo trasformò in un poeta mistico: incontrò il derviscio itinerante ams al-Din (“sole della religione”) e, stando alle fonti, i due mistici trascorsero insieme intere settimane senza mangiare e bere, e senza sperimentare alcun bisogno fisico. Un’esperienza fatta anche da San Francesco. Per entrambi l’unione con Dio nasce dall’amore, poiché “colui che ama, crede che tutto ciò che egli vede, sente e prova miri all’Amato”. Infine, San Francesco fonda l’ordine dei frati minori; la scuola di Rumi si trasforma in una confraternita sufi oppure dei dervisci ruotanti, che ancora oggi ha sede presso la tomba di Rumi, nella città turca Konya.
Rumi Galal al-Din e San Francesco d’Assisi, due persone impegnate in un dialogo aperto a Dio e agli uomini. Due storie simili, in due spazi lontani e diversi.

Torniamo ora alla danza dei dervisci, che del loro culto ne è l’espressione più alta: a differenza del cristianesimo, che è una religione basata sul pensiero, la devozione dei dervisci ruota intorno alla danza che prevede l’esecuzione di precisi movimenti, attraverso cui i discepoli entrano in uno stato di trance. La danza rituale si chiama sema, una sorta di un cammino spirituale verso Dio. Sul palco, alcuni dervisci formano un gruppo musicale chiamato mutrip, con musicisti e cantanti, mentre gli altri, vestiti con una lunga gonna bianca e un cappello a forma cilindrica, danzano. Il sema si divide in sette capitoli durante i quali i dervisci ruotano su se stessi seguendo un cerchio immaginario con passi precisi ed eleganti: alzando le braccia al cielo entrano in uno stato di estasi e cercano di avvicinarsi alla divinità. Oggi questa danza rituale viene considerata più che altro uno spettacolo, organizzato ad hoc per i turisti, ma durante l’esecuzione i dervisci cercano davvero di lasciarsi andare, di  intraprendere il loro cammino spirituale e di liberarsi delle passioni terrene, mentre lo spettatore viene magicamente catturato da un’atmosfera magica capace di portarlo indietro nel tempo.

(written by Valentina Prisco)

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