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Marocco: viaggio tra i mercati di Tangeri e Chefchaouen

Oggi vogliamo portarvi in Marocco, tra i suoi tradizionali e coloratissimi mercati!
Nello specifico visiteremo Tangeri, il porto marocchino per eccellenza, città ponte tra oriente ed occidente e la meravigliosa Chefchaouen,  definita la città blu per il colore con cui sono dipinte le case, le fontane, le porte, le strade. Ma prima scopriamo 3 curiosità legate alla tradizione marocchina in cui potreste sicuramente imbattervi durante una passeggiata fra le tipiche stradine delle più famose città del Marocco:
  • tra gli innumerevoli ninnoli e amuleti in vendita, troverete senza dubbio la Khamsa – la mano di Fatima, di uso comune tra i marocchini. Khamsa in arabo significa “cinque”, infatti l’amuleto raffigura una mano colorata e decorata con arabeschi con al centro un occhio, simbolo dell’Islam. Le cinque dita, secondo la religione islamica, rappresentano i cinque pilastri fondamentali che ogni musulmano deve seguire in vita per essere un fedele.  Non solo: Khamsa rappresenta la serietà e l’autocontrollo. La tradizione infatti, vuole che Fatima, figlia di Maometto, un sera stava attendendo il proprio marito a casa preparandogli una amorevole cenetta, quando lo vide rientrare non da solo, ma bensì in compagnia della sua concubina; in preda alla gelosia, Fatima immerse la mano nell’acqua bollente, senza accusare però alcun dolore. Successivamente ha ottenuto funzione apotropaica ed è anche simbolo di luoghi destinati alle donne. Più strettamente inerente alla religione islamica, le cinque dita rappresentano i cinque pilastri fondamentali che ogni musulmano deve seguire in vita per essere un fedele.
  • tra una vendita e l’altra potreste incappare in un rituale che si svolge quotidianamente per riposare mente e corpo, la cerimonia “Atay Naa Naa”: questa rappresenta un profondo momento di condivisione e interazione sociale, in cui si assapora il the verde alla menta, la bevanda più amata dal popolo marocchino.  E’ il capofamiglia a versare e mescolare la bevanda nei bicchieri: la preparazione si attua in varie fasi, per poi servire il thè bollente, con zucchero di canna e con foglie di menta, chiamate appunto Naa Naa in dialetto marocchino.
  • un altro oggetto che troverete nelle botteghe e nei mercati è il tappeto marocchino: realizzato durante il periodo invernale, dalle donne dei villaggi, nelle più variegate fogge. Inizialmente i tappeti venivano realizzati come investimento familiare, per essere poi donati come dote nuziale. Quindi, le donne tessevano nel proprio tappeto motivi e colori che esprimessero la loro personalità, tramandando i colori legati alla propria famiglia ed in generale temi propiziatori per una vita di matrimonio felice e prospera. Oggi, la produzione dei tappeti è tutta legata al turismo ed alla vendita, ma resta sempre e comunque un’arte tutta femminile, i cui segreti di colorazione della lana e tessitura restano appannaggio delle donne.
Vi lasciamo ora con la visione di questo breve video ad opera di Sergio Borroni, medico, ciclo-avventuriero e videomaker milanese.
Fonte: Net Ferry

 

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