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I cristiani siriani pregano per l’Italia padre Sabbagh: ricambiamo per il tanto aiuto ricevuto

La comunità cattolica di Aleppo organizza celebrazioni e momenti di preghiera per sostenere lo sforzo dell’Italia impegnata a combattere l’epidemia di coronavirus. “Abbiamo tanti amici e benefattori italiani e come francescani ci sentiamo figli dell’Italia” spiega il parroco della cattedrale di San Francesco.

In tutto il mondo si moltiplicano i momenti di preghiera per le persone affette da coronavirus e per le nazioni più colpite dall’emergenza. Particolare vicinanza viene espressa all’Italia. Segnali di sostegno e speranza sono stati espressi anche in Paesi colpiti da guerre e gravi crisi politiche, malgrado le gravi privazioni vissute dalle popolazioni locali, e che dimostrano la capacità di percepire le “realtà altrui”.

Venerdì 13 marzo le comunità cattoliche egiziane hanno pregato per tutte le vittime dell’epidemia e in un comunicato diffuso a nome del Consiglio dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici in Egitto, co-presieduto dal Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak e dal Patriarca melchita Youssef Absi, si riconosce che il virus rappresenta una minaccia globale incombente sull’intera umanità, e si invoca la protezione del Signore sulla nazione egiziana e “su tutti i Paesi del mondo”.

In Siria, i combattimenti che proseguono nella provincia di Idlib e l’embargo internazionale che affama tutta la popolazione non impediscono alla comunità cristiana di dedicare molte celebrazioni ai fratelli nella fede italiani. Nella parrocchia latina della cattedrale di San Francesco di Aleppo, si prega per le famiglie italiane, per i malati e per i bambini che sono stati privati dalla scuola. Per saperne di più abbiamo riportato l’intervista a padre Ibrahim Sabbagh, parroco della comunità cattolica della seconda città siriana:

Un rapporto particolare lega la comunità cristiana siriana all’Italia, vero?
R. – Io posso testimoniare come parroco francescano qua ad Aleppo che noi abbiamo sperimentato la tenerezza di Dio attraverso l’Italia, attraverso tantissimi italiani, attraverso la Chiesa italiana e noi siamo adesso onorati di avere la possibilità di ricambiare questa tenerezza. Poi, sicuramente noi come francescani della Custodia di Terra Santa abbiamo avuto diverse tappe della nostra formazione sempre in Italia e quindi ci sentiamo figli di questa terra. In Italia abbiamo tanti amici, tanti compagni della formazione, tanti benefattori che ci hanno aiutato negli anni della crisi, in cui questo rapporto è diventato molto stretto e tanta gente ha pensato per noi, ha pregato per noi. Ci sono delle famiglie che pregano ogni sera per la Siria in modo particolare per Aleppo.

Chi ha vissuto e ancora vive un lungo periodo di privazioni e di sofferenza può insegnare agli altri che cosa significa affrontare anche l’isolamento e la riflessione?

R. – Posso dire che la sofferenza tante volte può causare effetti diversi. Causa un effetto negativo e quindi una chiusura, un ripiegarsi nell’egoismo, la ricerca del bene proprio a scapito del bene degli altri, mancanza di solidarietà, durezza di cuore. Invece può causare anche degli effetti positivi quando viene accolta con la fede. Ecco allora che si apre lo sguardo e mentre si soffre si ricorda Dio, ci si avvicina a Dio con la preghiera e con le suppliche , e la sofferenza allora diventa proprio un mezzo di unione con Cristo e allo stesso tempo diventa anche un mezzo per unirsi a ogni persona e ogni famiglia che soffre della stessa sofferenza o di altre. Posso dire che quello che è stato fatto per l’Italia entra in questa ottica.

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