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“A San Benedetto la rondine sotto al tetto”: tra meteorologia e vecchi proverbi ...perché siamo già in primavera (anche se non è San Benedetto e non ci sono neppure le rondini)

Quest’anno l’inizio della primavera è passato quanto mai sotto silenzio a causa dell’emergenza sanitaria in corso e delle temperature non proprio miti che fanno pensare più all’inizio dell’inverno che non all’avvio della stagione dei fiori. Ed invece tra timide nevicate tardive e copiosi temporali, anche quest’anno il 20 marzo è scattato l’appuntamento con l’equinozio di primavera, per la precisione alle 4:50 italiane, che dal punto di vista astronomico segna la fine dell’inverno e l’inizio della stagione primaverile nell’emisfero boreale.

Qualcuno forse ricorderà il vecchio motto che recitava: “A San Benedetto la rondine sotto al tetto”: in realtà, come stiamo notando ormai da molti anni, l’equinozio di primavera sta sempre più prendendo le distanze dalla data in cui ricorre la celebrazione del santo da Norcia (il 21 marzo), e di rondini sotto i tetti, neanche l’ombra. Nel primo caso, ciò è dovuto ad un particolare fenomeno di sfasamento astrologico della processione degli equinozi, che non staremo ad approfondire, nel secondo caso per i cambiamenti climatici, che mandando un pò in confusione i piccoli e teneri volatili, li costringono ad attardarsi nella loro trasvolata intercontinentale. Senza contare che neppure l’antico detto va più bene, sì perchè San Benedetto, infatti, è stato trasferito all’11 luglio nel 1970 per fare in modo, pare, che la sua festa non cadesse nel periodo di Quaresima. E a quella data le rondini, si spera siano già arrivate da un pezzo. Per la verità, nessuno ha cancellato la memoria di Benedetto dal 21 marzo (dies natalis, cioè della sua morte, avvenuta in un anno fra il 547 e il 569), tuttavia, Benedetto è ancora al centro di cerimonie che coinvolgono l’intera popolazione, con l’omaggio, ogni anno, di una diversa città europea, i cortei in costume, le rievocazioni storiche e le gare dei quartieri. Comunque, è un fatto che lo spostamento della sua festa ufficiale ha creato una mutilazione nel legame importante che teneva insieme l’equinozio di primavera e la figura del santo,  i cui miracoli (come quello della scoperta di una vena d’acqua e del ritrovamento di un roncone per poter falciare l’erba) avevano in qualche modo a che fare con l’inizio del calendario agricolo e della vita nei campi.
Pazienza: considerando che l’inizio della primavera secondo le previsioni non potrà che anticiparsi sempre più e che tra una ventina d’anni inizieremo ad assistere ad equinozi il 19 marzo, al massimo dovremo ingegnarci per cambiare proverbi e, in futuro, trovare qualcosa che faccia rima con “San Giuseppe”.

 

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