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Il pellegrino oggi: alla ricerca di Dio e di se stesso

Spesso molti di voi, chiamando in agenzia per ricevere informazioni sui nostri viaggi, ci chiedono: “Ma in cosa consiste il pellegrinaggio?” – “Si prega molto?” – “Che differenza c’è fra un itinerario religioso ed uno culturale?” – “Si dicono il rosario e la Messa tutti i giorni?”.

Tutte queste domande ci hanno fatto riflettere sul fatto che oggi la definizione di “pellegrinaggio” non ha più niente a che fare col suo significato originario, ma che anzi, le necessità del viaggiatore moderno vanno al di là di una serie di orazioni ed omelie recitate durante il cammino: ciò che spinge il cosiddetto “pellegrino” ad intraprendere un viaggio in Terra Santa è principalmente una “ricerca“, la ricerca di un Qualcosa di più profondo.

Ma facciamo un passo indietro: la parola “pellegrino” deriva dal latino peregrinus (straniero) e veniva utilizzata per indicare una persona che arrivava fuori dalle mura della città, spesso un viaggiatore umile, che camminava per raggiungere una meta o semplicemente in cerca di fortuna. In senso più cristiano, il pellegrino offriva le sue fatiche (nel raggiungere un determinato luogo Santo) come voto per qualcosa, e quando partiva, senza molte informazioni, si affidava completamente alla Provvidenza, abbandonando ogni cosa, affrontando mille pericoli e rischiando di non tornare. Per questo motivo, prima di partire, si faceva testamento.

Ma cosa è rimasto di questo antico significato? Cosa vuol dire essere pellegrino al giorno d’oggi, e soprattutto cosa cerca?

Il pellegrinaggio è diventato una metafora della vita, una prova continua, con se stessi e con gli altri: si vuole vivere una sorta di sfida con se stessi, alternando momenti di confronto personale ad altri di condivisione con persone comuni, che si sono sentite chiamate, in un particolare momento della loro vita, a vivere questa esperienza alla ricerca di una “spiritualità” che si fa portavoce dei cambiamenti di valori e stili di vita che caratterizzano la società moderna e frenetica in cui viviamo.

Chi parte per un luogo Santo infatti, ha alle spalle quasi sicuramente un dolore, una storia sofferta e indipendentemente dalla sua età e dal suo credo è alla ricerca di risposte o quantomeno di vedere il suo cambiamento prima e dopo il viaggio.

Ognuno ha la sua motivazione e di conseguenza diverso sarà il momento in cui si sentirà chiamato a percorrere questo cammino.

Il pellegrino 4.0 è alla ricerca di una nuova spiritualità, ha voglia di intraprendere un percorso interiore, di interrogarsi e confrontarsi quotidianamente con sé e con gli altri per vivere un’esperienza di arricchimento e riflessione personale.

Bisogna arrivare preparati al pellegrinaggio: il viaggio dentro di sé comincia molto prima della partenza; significa uscire dalle tipiche abitudini del viaggio e entrare in simbiosi con il mondo che ci circonda. Camminare da soli ma insieme agli altri, non per sentirsi turisti, ma per mettersi in relazione con il Creato e con Dio, passo dopo passo.

Camminare per ritrovare se stessi, per dialogare col Signore, per incontrare tanti “altri” e condividere con loro la fatica, il fango, il sole, la pioggia, un sorso d’acqua, una preghiera, una risata. Il pellegrinaggio è anche questo e tanto altro.
(Antonio Maria Mira)

 

A seguire il link alle partenze in Terra Santa:

(Illustrazioni: Stefania Benini)
(Testi: Valentina Prisco)

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