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Diario di viaggio: in Portogallo sulle orme di Sant’Antonio Giorno 1: Lisbona, un primo sguardo alla città

Il mio arrivo in terra portoghese, avviene all’ora del tramonto. Esco dalla metropolitana e mi ritrovo nell’elegante Avenida da Liberdade, rimanendo subito affascinata dal contrasto dei colori azzurro e rosa del cielo, che si riflettono sul viale alberato lastricato di mosaici bianchi e neri. Il mio hotel si trova nei pressi della stazione dei treni (il Rossio), in una zona caratterizzata da strette stradine intervallate da basse casette colorate ricoperte da azulejos (le tipiche piastrelle azzurre). Per raggiungerlo percorro una breve strada in salita, preludio delle numerosissime che seguiranno, capaci di mettere a dura prova la resistenza di chi non è proprio allenato. Di conseguenza, sono banditi i tacchi, ma anche le scarpe a suola liscia, sì perché oltre che ripide, le strade a Lisbona sono anche molto scivolose! Meglio rassegnarsi subito all’idea che ci sarà parecchio da “scarpinare”: del resto la leggenda narra che Lisbona, come Roma, si sia sviluppata su sette colli.

…e ciascuno di essi ha una storia da raccontare!

– osserva il portiere del mio albergo, che ho appena orgogliosamente salutato con un “Boa Tarde” (buonasera) nel tentativo di pronunciare qualche parola di portoghese – 

e in cima ad ognuno di essi si trovano le terrazze panoramiche che rivelano gli angoli nascosti della città.”

Ne approfitto subito per salire la scaletta che da dietro l’albergo, sale ripida fino ad un bel viale che porta al mio primo belvedere, il Miradouro de São Pedro de Alcântara, che si apre su di un panorama notturno spettacolare, cui trionfa il Castello di São Jorge (uno dei simboli della città). Faccio fatica in realtà a definire con precisione geometrica le sete Colinas, potrebbero essere anche otto, ma si sa, sette è un numero singolare, leggendario, come i peccati capitali o le meraviglie del mondo antico!
Decido di andare a riposarmi: ho in programma per il giorno seguente, di raggiungere il Miradouro (belvedere) più alto di Lisbona, prima di visitare la cattedrale e l’adiacente casa natale di Sant’Antonio.
Il mattino successivo, dopo colazione, attraverso Praça da Figueira, una delle piazze principali di Lisbona, affollata di turisti e tram gialli, e comincio ad inerpicarmi attraverso viuzze strette, spesso con le mura delle vecchie case ricoperte di murales che ricordano l’arte del fado, la poesia o con gli onnipresenti azulejos, che in realtà non sono solo azzurri ma decorati nel modo più svariato.

Finalmente dopo tornanti e deviazioni raggiungo il mio obiettivo e mi trovo sul Miradouro da Senhora do Monte! La vista mi ripaga completamente della fatica e al mio sguardo si offrono tutti i monumenti principali della città, tra  cui la cupola della Basilica da Estrêla, il ponte 25 de Abril  che scavalca il Tago e la statua del Cristo Rei, sull’altra riva del fiume, e a sud il castello e il Convento da Graça.

Il nome di questo belvedere deriva dalla Cappella di Nostra Signora della Montagna, situata su questa collina dal 1147, sul luogo dove sarebbe stato martirizzato il secondo vescovo di Lisbona, São Gens, nell’anno 66. La piccola cappella ora ospita una statua della Vergine Maria, protettrice delle donne  incinte che chiedono assistenza alla Madonna durante il parto.
Decido ora di percorrere in tranquilla discesa, le strade che conducono alla cattedrale, senza un itinerario preciso, ma solo con l’emozione di perdermi fra queste colorate calcadas e rue (salite e discese in portoghese), dal sapore antico e fiabesco.

Pranzo con un’ottima pastella di baccalà con il formaggio, una sorta di crocchè di patate a base di pesce, che si può mangiare mentre si passeggia e continuo a scendere tra negozietti di artigianato e splendide vedute sull’Oceano, fino ai bordi dell’affascinante e popolare quartiere dell’Alfama. Qui sorge la chiesetta di Santo Antonio, l’Igreja de Santo António, sul luogo in cui si pensa sia nato il Santo. È uno dei monumenti più importanti per i turisti e gli abitanti della città, che in questo luogo rivelano la loro devozione: tramite una scaletta infatti, si scende nella cripta dove un piccolo altare dietro un cancello, ricorda il luogo della nascita del Santo. Siamo tutti ammassati in questa piccola stanza e capisco che per un devoto è un momento veramente toccante: pellegrini da tutto il mondo arrivano a Lisbona solo per visitare questo luogo carico di spiritualità. Un piccolo museo (Museu Antoniano) presenta una serie di raffigurazioni che ricordano la vita di Sant’Antonio, mentre di fronte alla chiesa, si erge una statua a lui dedicata, in questo momento addobbata a festa, in attesa della grande celebrazione del patrono la sera del 13 giugno.
A poca distanza si trova la Sé Patriarcal, uno dei simboli della città e della riconquista cristiana del territorio: la cattedrale fu infatti edificata su una moschea musulmana quando il primo re del Portogallo, D. Afonso Henriques, conquistò la città ai Mori, nel 1147. Oggi la cattedrale, tra vari tesori, custodisce anche la fonte battesimale dove è stato battezzato S.Antonio. Mi accorgo che in entrambe le chiese, la maggior parte delle persone in devozione, sono coppiette: grazie ad una guida italiana, scopro che Sant’Antonio, oltre ad essere patrono della capitale, è il protettore dei voti di matrimonio. La notte tra il 12 e 13 giugno, i ragazzi regalano all’amata un vaso di basilico decorato con garofani di carta velina colorata e un biglietto con versi d’amore. Il senso legato a questo regalo è quasi una promessa d’amore, il basilico è una pianta delicata e necessita che i semi vengano ripiantati ogni anno in modo che il sentimento duri in eterno. Pare inoltre che pregare Sant’Antonio aiuti a trovare marito: provare non costa niente e fiduciosa, decido di terminare la giornata raggiungendo l’immensa Praça do Comércio, sedermi sui gradini, bagnarmi i piedi nell’acqua e godermi la vastità dell’Oceano Atlantico.

A quell’ora la luce di Lisbona era bianca verso la foce e rosata sulle colline, gli edifici settecenteschi parevano un’oleografia e il Tago era solcato da una miriade di battelli.
(Antonio Tabucchi)

 

Testi e foto: Valentina Prisco
Illustrazioni: Stefania Benini

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