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“Ho scelto l’Armenia”: un articolo di Gloria Ramera Viaggio dal 10 al 18 agosto 2018

Ho scelto l’Armenia.

Un po’a caso, un po’ per l’entusiasmo mostrato dai miei genitori per l’eccellenza della guida teologica di Giuseppe conosciuto durante un pellegrinaggio in Israele e Giordania ed un po’ per conoscere una realtà lontana e sconosciuta a tutti noi, viaggiatori e non, che non la sappiamo nemmeno collocare sulla carta geografica (chi scrive ha scoperto dove si trova l’Armenia circa 24h prima della partenza, non preoccupatevi).

L’Armenia ha scelto me.

Il fascino del mistero, della terra così vicine alla Persia, o attraversata dalla stessa via della Seta, il gusto di entrare in contatto con la popolazione locale armena e il desiderio di fare un viaggio un po’ diverso dalle solite mete turistiche di mare o di montagna hanno prevalso.

Ho sperimentato un mix di emozioni. Dapprima la fatica: il fatto stesso di scegliere e di partire con un gruppo organizzato significa fatica. E’la fatica e l’incognito di partire con persone che non si conoscono, di stare a dei ritmi completamente differenti di vita quotidiana e di lasciare a casa tutte le nostre sicurezza. Concretamente: orari da rispettare, valigia alla mano e aperta solo per il pigiama e lo spazzolino da denti, giornate immerse completamente nella storia e nella tradizione di un altro paese. E’ fatica e bellezza allo stesso tempo. Poi si passa allo stupore: ci si meraviglia al paesaggio così ricco di vegetazione, ma che cambia subito per lasciare il posto a terra desolata; ci si stupisce di apprezzare il silenzio di quel monastero a 2000 metri quando si arriva in città o si ritorna alla capitale Erevan e si rimane basiti quando addirittura nei cimiteri storici la popolazione cerca di venderci sciarpe e calze di lana fatte a mano. Ci si arrabbia quando vediamo una fabbrica di rame completamente abbandonata, che dava lavoro a migliaia di persone, ma che dopo la caduta del regime comunista ha chiuso, ha spopolato tutta la cittadina e ha messo in crisi l’economia locale. Ci si lascia cullare dalla guida Giuseppe, competente teologo con incredibile apertura mentale, e da Lylit, la guida locale che ama il suo paese, tanto che ci è ritornata dopo un periodo di studio in Italia e che trasmette tutta la passione e il suo legame con questa terra martoriata. Si rimane senza parole nel vedere un territorio bersagliato:il regime comunista non ha insegnato né speranza né intraprendenza alla popolazione locale che ora è completamente senza strada e senza un obiettivo; il terremoto del 1988 ha devastato parte del paese (anche Lylit se lo ricorda e si è riuscita a salvare) e naturalmente ricchezza e prosperità sono nelle mani di pochi, quelli che nella capitale Ereven sfrecciano su macchine di grande cilindrata e sono ”figli di”.

L’Armenia mi ha regalato Padre Mario.

Padre Mario è l’esempio concreto di chi lavora nell’ombra, di chi si trova ai confini di una terra desolata, ma che con il lavoro quotidiano e costante gestisce un ospedale e una rete di infermieri che si trovano in 21 villaggi. Pensava di rimanere in Armenia 1 o 2 anni, ma al momento ci sta vivendo da 23 anni. La sua spalla è Suor Noelle, di origine francese ma che ha anche qualche legame con la città di Bergamo. Nel loro nulla ci accolgono con un pranzo che nemmeno da Cracco in Galleria o al vicino Savini sanno cosa sia. Ci fanno visitare la struttura, ci raccontano che un infermiere guadagna 150 euro al mese, che i medici sono competenti e preparati, ma che tutto è possibile grazie a finanziamenti di privati e donazioni. Sorride, fa battute, mi prende in disparte e mi redarguisce “ tu che sei così giovane non puoi parlare così,devi stare attenta” quando mi sente sparare a zero sulle organizzazioni non governative o addirittura sull’ONU e poi continua “io che sono vecchio invece lo posso fare”. Padre Mario insegna la semplicità dei gesti, il vivere con il poco, la difficoltà quotidiana, il sapersi affidare alla Provvidenza, il sapere creare una rete di persone, trovare la forza di affrontare ogni giorno le difficoltà di un vivere in una terra non semplice, all’interno di un ospedale e addirittura avere sulle spalle salute e vita di altre persone.

Un regalo inaspettato nelle nostre vite frenetiche.

Un regalo che ogni giorno mi ricorda di lasciare da parte lamentele e me le fa riconsiderare come piccolezze e nullità.

L’Armenia è stato un davvero un dono inaspettato. Non smetterò mai di ringraziare questa terra e nel mio cuore so che ci ritornerò

Per chi volesse ho un dvd ed una rivista dell’ospedale dove Padre Mario opera e mi sto attivando per delle donazioni: chiedete il mio contatto a sara@fratesole.com

Gloria Ramera

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