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3° puntata: da Redondela a Pontevedra Elisa Pinna inviata dal Cammino di santiago

Dopo la giornataccia di ieri da Vigo a Redondela (vedi seconda puntata), stamane mi sveglio con tutto comodo e vi rivelo subito il secondo segreto di noi furbetti del Cammino. E’  strettamente collegato al primo, ovvero al trasporto dei bagagli. Per inviare la propria valigia in qualche posto, bisogna avere un qualche posto, il che si traduce nella necessità di prenotare una stanza  per la tappa successiva.

I pellegrini puristi dormono negli ostelli pubblici o religiosi, dove non è possibile riservare in anticipo un letto e  la regola è quella del “chi prima arriva meglio alloggia”. Gli intemerati sono spesso costretti ad alzarsi all’alba. D’estate non è poi così male: stiamo parlando delle 6.30-7.00 del mattino, in quanto prima è buio pesto. La Galizia,  come tutta la Spagna, ha lo stesso fuso dell’Italia, nonostante si trovi a 1500/2000 chilometri ad ovest del Cupolone. Fu il generalissimo Franco ad imporre la stessa ora di Berlino e Roma, per coordinarsi  in perfetta sincronia con Hitler e Mussolini. Il fuso è un retaggio di quello sciagurato regime. In Spagna la discussione è aperta se cambiarlo o meno. Bisogna  ammettere che è un gran bel piacere cenare o, perché no?, camminare nei mesi estivi con la luce del tramonto fino alle 23 di sera.

Tornando ai nostri pellegrini coraggiosi, dopo la sveglia ante-lucana partono con passo da maratoneti, sotto i pesanti zaini, verso la meta prefissata, sfidando qualsiasi temperatura o condizione atmosferica. Non possono permettersi di attardarsi o di essere sorpassati da potenziali rivali. I più concentrati non salutano nemmeno con il classico “Buen camino” per non perdere fiato e tempo. L’obiettivo è arrivare all’ostello prefissato, 30-40 chilometri di distanza, quando ancora l’ufficio di accoglienza è chiuso e sono in corso le pulizie per far sparire le tracce degli ospiti della notte precedente. Accatastano gli zaini davanti agli sportelli serrati, e attendono – di solito svenuti per terra – il momento dell’apertura, quando si potranno impossessare di una brandina in camerata e di una doccia calda, prima che qualche sciagurato finisca l’acqua. Non tutti ovviamente hanno questo piglio combattente. In molti si affidano alla Provvidenza, dispensata – si dice – in  abbondanza sul Cammino. Se però arrivi quando l’ostello è ormai pieno, cosa che può capitare sulle vie più famose specie durante l’alta stagione estiva, ti tocca continuare la marcia fino a quello successivo e poi chissà.

Noi, eredi della Crociata dei pezzenti, ci possiamo permettere di partire invece quando ci pare, perché abbiamo un rifugio sicuro che ci attende.  Certo, ci perdiamo il fascino della vita comunitaria dell’ostello, gli incontri con persone di tutti i tipi. Però ci risparmiamo anche l’ansia, o meglio il terrore, di non trovare un letto, la battaglia per il bagno con altre decine di bisognosi, i rumori e i rumoracci delle camerate. Il peso delle valigie. La lotta contro il tempo, inteso come ore, minuti, secondi, attività in cui siamo impegnati già per buona parte delle nostre vite altrove. In fondo poi, la strada, i suoi bar e le sue caffetterie offrono per i più socievoli infinite opportunità di amicizie, ed a volte si creano solidarietà miste tra i due mondi, quello delle camerate e quello delle camere con bagno.

I prezzi certamente variano. Gli ostelli costano pochi euro ed alcuni sono ad offerta, consentendo a più taccagni o tirati di cavarsela con monetine da 10, 20 centesimi. Gli albergatori spagnoli si sono però organizzati e sanno come conquistare una bella fett  dei 300 mila pellegrini che ogni anno percorrono i cammini di Santiago ed arrivano a destinazione (senza contare chi si ferma, per ragioni varie, in mezzo al percorso). Per fare esempi concreti, a Vigo ho pagato 52 euro complessive, per due notti, colazione compresa. A Redondela, 50 euro per una notte, ma era un appartamento da famiglia o gruppo con 5 comodi posti letto. A Pontevedra, 35 euro. E sempre camere pulite, con aria condizionata, televisione e  asciugacapelli. Solo in una occasione, sono finita, per necessità, nel lusso. Ma di ciò parleremo nella prossima puntata.

Da Redondela a Pontevedra ho incontrato  altri pellegrini in cammino. Ho pranzato insieme ad una coppia di cinquantenni canadesi (anche loro clienti del trasporto bagagli) che mi hanno raccontato i problemi sentimentali dei loro figli adolescenti, mentre addentavano i prosciutti e i formaggi portati in tavola dalla proprietaria della piccola trattoria. La signora spagnola, per spiegare il menù ai due stranieri arrivati dall’altra parte del mondo, ha imitato il verso di svariati animali da fattoria, poi è tornata a concentrarsi in silenzio sulla sua settimana enigmistica. Ho lasciato i canadesi mentre finivano di scolarsi una bottiglia del vino della casa e sono stata sorpassata, ho ri-sorpassato e sono stata nuovamente r-isorpassata da un gruppo di  inglesi ben piantati, non più giovanissimi, che, in un contesto meno bucolico e spirituale, avrebbero potuto essere i tifosi di una squadra di calcio in trasferta. Uno di loro aveva le gambe tappezzate da  strisce di nastro adesivo nero che correvano dalle cosce alle caviglie. Ho pensato ad un simbolo di appartenenza, forse qualcosa di mistico. Ci salutiamo e risalutiamo. Ovviamente ho scrutinato i loro zaini per capire a che categoria di pellegrini appartenessero: zaini piccoli, quasi di rappresentanza, come il mio. Trattandosi di inglesi, potevano però essere super-professionisti del trekking, quelli, per intendersi, che partono per un mese con un solo paio di mutande di ricambio, un solo paio di calzini, una maglietta e una felpa. Durante una salita su pietre scivolose, mi hanno chiesto se avessi bisogno di aiuto. Ho risposto con un no deciso e, nelle  mie intenzioni, carico di indignazione. Cosa credevano? Che fossi una di quelle signore che si rompono una caviglia inciampando in una buca di Roma? Beh, in effetti, mi è capitato due volte, ma ora qui ero in marcia verso Santiago ed un’offerta del genere rappresentava, ai miei occhi, un gesto di grande maleducazione.

Devo dire che mentre cammino non riesco a concentrarmi che su cose basilari: dove metto i piedi, dove sono le freccette gialle, ho fame, ho sete. Invidio chi riesce ad immergersi in riflessioni profonde, lasciando che il suo corpo proceda per conto proprio. La mia mente, ho invece scoperto, è completamente asservita a bisogni primari, quasi animaleschi. E tra questi bisogni, avrete già capito dove vado a parare. Anche oggi ho commesso il mio errore quotidiano. Dovevo approfittare del bagno della trattoria di campagna. La rete di bar, caffetterie, ristoranti sul Cammino portoghese è adeguata  ma non abbondante. Bisogna saper afferrare le opportunità quando si presentano. I bagni sono fra l’altro sempre puliti, ben tenuti e aperti ai camminatori. Il massimo che vi può capitare, dato che da queste parti sono un po’ fissati con la luce a tempo, è di rimanere nel buio completo se le vostre faccende vanno per le lunghe.

Come una pivellina, io invece non avevo saputo cogliere il momento giusto, forse rintronata dalle chiacchiere dei canadesi, ed ora mi trovavo a sperimentare quanto le famose leggi di Murphy  (“Se qualcosa può andare storto, lo farà”) si applicassero anche al Cammino. Nel mio specifico ho scoperto due nuovi postulati assolutamente scientifici: 1) se avete bisogno, per qualsiasi motivo, di un altro pellegrino, nessuno passerà per il vostro sentiero. 2) se avete bisogno di appartarvi, subito si materializzerà un flusso continuo e ininterrotto di pellegrini. Vi è anche una postilla: più urgenti sono le vostre necessità più numeroso è il flusso di persone.

Io era ormai giunta al limite. Dopo aver rischiato di precipitare in un burrone, avventurandomi tra felci alte cresciute in una discesa in picchiata, ho scoperto finalmente il posto che faceva per me. Una sorta di gabinetto naturale, formato da un groviglio di radici e tronchi d’albero. Dal sentiero sarebbe stato possibile vedere solo la testa. Del resto, il luogo era stato già abbondantemente visitato. Mentre ne stavo facendo anche io uso, sono transitati i cinque “hooligans” inglesi che mi hanno salutato con un sorriso comprensivo.

La mia rivincita è avvenuta poco più tardi. Su consiglio di una cordiale pellegrina spagnola, ho imboccato un viottolo laterale e ombroso, lungo un incantevole torrente, evitando di proseguire sulla statale in quel momento bruciata da un sole feroce. Sono ri-sbucata sul piazzale della stazione dei treni e degli autobus di Pontevedra, giusto in tempo per vedere arrivare i miei compagni di avventura inglesi completamente cianotici e disidratati, insieme ad altre decine di affranti pellegrini. Il fatto di essere sopravvissuta così brillantemente alla seconda tappa mi ha esaltato.  Forse anche il “Pazo do Mar” uno squisito bianco Ribeiro che mi sono scolata a cena  e l’insuperabile  “polpo alla Gallega”, hanno contribuito al mio stato di ebbrezza e di felicità.

 

 

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