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Tent of Nations di Betlemme: incontro a Bologna con Daoud Nassar Resistenza non violenta, fede cristiana e creatività in Palestina: "persone che costruiscono ponti"

Fanno sorridere questa mattina le piccole complicazioni della vita da “europei”, dopo aver ascoltato ieri sera la testimonianza di Daoud Nassar, cristiano-palestinese di Betlemme, ospite della parrocchia di Santa Maria di Calderara di Reno, in provincia di Bologna.

L’incontro, organizzato da don Marco Bonfiglioli e sponsorizzato da FrateSole e dal Comune di Calderara (presente anche il sindaco Irene Priolo), segue il filo dei pellegrinaggi in Terra Santa, di cui don Marco è da anni animatore spirituale: la fattoria di Daoud, “Tent of Nations”, è visitata ogni anno da centinaia di pellegrini e volontari da ogni parte del mondo.

L’inizio della storia non è di per sé eccezionale per il luogo in cui Daoud è nato e cresciuto. E’ la storia delle immani difficoltà quotidiane di un palestinese cristiano che sceglie di non lasciare la Cisgiordania e che è sottoposto a tentativi continui di confisca delle terre (offerte in denaro, attacchi violenti, ruspe che cerano di costruire strade nella sua proprietà, controlli continui di Tsahal, isolamento, nuovi pezzi di fence in costruzione, taglio dell’energia elettrica e dell’acqua potabile, divieto di costruire sul proprio terreno e perfino di piantare tende, continui sradicamenti di alberi e distruzioni di colture…).

Ciò che è davvero eccezionale è il modo in cui Daoud e la sua famiglia (una moglie e 3 figli, e poi ancora nove fratelli e le relative famiglie) hanno deciso di reagire. Dove sarebbero comprensibili la frustrazione, il dolore, la rabbia, la violenza o infine la rassegnazione, la risposta della famiglia Nassar è invece: positività, non violenza, rifiuto di odiare chicchessia, rifiuto di rinunciare ai propri sogni e creatività per riuscire a realizzarli.

Tutti questi propositi non vengono solo da una forza d’animo davvero non comune: poggiano le proprie basi solidamente nella fede cristiana, nella preghiera quotidiana con la famiglia e con gli ospiti, nella lettura dei testi sacri, continua fonte di ispirazione e di speranza. Una fede intesa non come passiva accettazione di ciò che accade, ma come azione concreta per modificare al meglio una realtà complicata e dolorosa, per portare luce dove prima c’era solo buio. “Non mi è permesso – dice Daoud nel suo ottimo inglese – di sedermi e piangere. È necessario che io mi alzi e lavori, è necessario che io faccia la mia parte”. Questa volontà di azione alimenta e tiene viva la fede, la fede alimenta e tiene viva la speranza in un circolo virtuoso da cui tutti dobbiamo trarre insegnamento. Come osserva un sacerdote presente all’incontro, la fede è una grazia, ma va anche alimentata ogni giorno con pensieri, parole, azioni.

L’azione che viene dalla fede permette di deviare la frustrazione dal normale percorso verso la rabbia e la violenza, e incanalarne invece l’energia negative per creare qualcosa di positivo, usando ingegno e creatività: è la resistenza creativa della famiglia Nassar. Problemi che sembravano insormontabili diventano allora superabili: dove non c’era elettricità, hanno installato pannelli fotovoltaici rendendo la fattoria indipendente a livello energetico; dove non c’era l’acqua, hanno imparato a raccogliere, usare e riciclare l’acqua piovana; dove non c’erano il diesel, hanno imparato a produrre il compost e progettano di trarne il biogas; se gli alberi vengono sradicati, loro li ripiantano; se non possono costruire sulla loro terra, loro costruiscono sotto terra. Se la speranza cade, loro la alimentano con nuovi progetti: campi estivi per i bambini di Betlemme, seminari di formazione al lavoro per le donne che non hanno accesso all’istruzione, campi di volontariato internazionale, incontri con i pellegrini… e infine, il sogno ultimo, quello di costruire un giorno un centro per l’educazione all’ambiente e alla non violenza. Hanno presentato il progetto, che è stato rifiutato: ma loro rifiutano di rinunciare al sogno, ed è in questo modo che la loro fattoria resiste da decenni.

Tutta questa forza viene anche dall’affetto e dal grande supporto internazionale nei confronti dalla Tent of Nations: volontari da tutto il mondo si recano ogni mese alla fattoria di Nassar e lo supportano, aiutandolo nei lavori e nei progetti della fattoria. La presenza dei volontari ha anche drasticamente diminuito gli attacchi alla proprietà di Daoud. Infine, la famiglia non può lasciare vuoto l’appezzamento, perché rischierebbe di vederselo espropriare: la presenza continua di persone della famiglia e di volontari permette loro di assentarsi per le più disparate esigenze, inclusa la possibilità di viaggiare per il mondo per portare la loro testimonianza.

Le ultime righe per raccontare un episodio che ha visto protagonisti Daoud e la sua famiglia: fermati dai soldati di Tsahal appena fuori dalla fattoria, viene chiesto alla famiglia di scendere dall’auto per poterla controllare. Nel sedile dietro, i bambini piccoli stavano dormendo. Daoud chiede ai soldati di non svegliarli, perché non siano spaventati dalle armi. I soldati insistono, allora Daoud sveglia i bambini, e in inglese – per essere ben compreso dai soldati – dice loro: “svegliatevi e scendete, ma non spaventatevi per i soldati con le armi: sono persone come noi”. Finita la perquisizione, il soldato si scusa con Daoud per il suo comportamento verso i bambini.

Morale: se teniamo salda la nostra fede, i nostri obiettivi, i nostri principi, possiamo sempre volgere in bene una situazione negativa e persino lanciare un messaggio a chi dovremmo considerare un “nemico”. Dare un volto al nemico è il primo passo verso una possibile pace e una possibile convivenza, che contempli la giustizia per tutti. Il nostro dolore può essere un’occasione di benedizione per qualcun altro; il nostro esempio può aprire gli occhi a molti.

E allora, come disse Gesù a Nataniele che riposava sotto il fico:  “vieni e vedi”.

Per contattare Tent of Nations, “People Building Bridges”

I principi di Tent of Nations:

  • Rifiutiamo di essere vittime
  • Rifiutiamo di odiare
  • Viviamo con la nostra speranza
  • Crediamo nella giustizia

 

 

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Ci vediamo…per il momento online!

In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare. – A. Tarkowsky

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